VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante (2013)

via-castellana-bandiera-la-locandina-283097Ad aprire il concorso della 70^ Mostra del Cinema è il primo dei tre film italiani in gara: opera prima della regista e drammaturga teatrale Emma Dante, Via Castellana Bandiera è uno degli esordi più interessanti e promettenti del recente cinema italiano.

Talento viscerale del palcoscenico con le opere spiazzanti e controverse della sua compagnia Sud Costa Occidentale (all’estero la adorano quanto da noi resta ancora poco conosciuta), nonché regista di una splendida edizione della Carmen di Bizet messa in scena alla Scala di Milano, la Dante porta sul grande schermo l’omonimo romanzo da lei scritto. E sceglie di debuttare dietro la macchina da presa con l’universo a lei più congeniale: i quartieri popolari della sua Palermo, con i muri abbacinati dal sole e un’umanità spicciola e carnale. 

Tutto si svolge intorno a un episodio surreale nella sua banalità: in un vicolo a senso unico due automobili provenienti da direzioni opposte si bloccano reciprocamente il passaggio. Su una delle due viaggia l’anziana Samira (Elena Cotta, anche lei attrice proveniente dal teatro, come del resto gran parte del cast), sull’altra Rosa (la stessa Emma) con la sua compagna Clara (Alba Rohrwacher). Nessuna delle due è disposta a lasciar passare l’altra, innescando una reazione a catena di eventi sempre più drammatici.

Un duello tutto al femminile (dove i personaggi maschili svolgono un ruolo per lo più negativo) nel rispetto totale, o quasi, delle unità di tempo, luogo e azione. Ma le analogie con lo stile teatrale si fermano qui: sorprende la capacità della Dante nell’utilizzo del mezzo cinema, a partire da un incipit di grande lirismo fino a una grande maturità nell’uso dei movimenti di macchina e nel gusto per l’inquadratura.

La stessa autrice ha dichiarato che, già in sede di elaborazione del romanzo, pensava “al cinema e non al palcoscenico”, in quanto sentiva che quella storia aveva bisogno di strada, di polvere, di luce naturale, di verità”. Splendide le performance di tutti gli interpreti: non macchiette, ma presenze autentiche e viscerali – à la Reality di Garrone – all’interno di un affresco dalla semplicità narrativa estrema eppure dall’intrigante valore simbolistico.

 

Voto: 3/4