VIVA L’ITALIA di Massimiliano Bruno (2012)

VIVA-LITALIA-POSTERChe in Italia non si stia vivendo un momento roseo, è fuori discussione. Quello che però la situazione attuale porta in consegna a livello cinematografico è un insieme di pellicole insipide e con poco spessore culturale, fatta eccezione per poche luci, come Matteo Garrone e il suo Reality. Massimiliano Bruno, sceneggiatore di parecchi film non esattamente esaltanti, sembra invece aver trovato una nuova dimensione dietro la macchina da presa, e, benché non sia a livello di Garrone o Sorrentino – ma neanche si prende così sul serio – dopo il timido Nessuno mi può giudicare, sorprende con una commedia che tanto rischiava di cadere nel cliché, tanto invece riesce a colpire.

 

 

Viva l’Italia, infatti, scandito dalla voce narrante dello stesso regista, che legge pagine di «un libro di fantascienza e comico» (la Costituzione) e che racconta le vicende di un politico di punta, Michele Spagnolo (Michele Placido), dei suoi figli raccomandati (Ambra Angiolini, Alessandro Gassman, Raoul Bova), e di come tutte le loro vite cambieranno dopo che, in seguito ad un malore, l’onorevole Spagnolo non solo diviene incapace di dire bugie, anzi, si sente in dovere di dire la verità su tutto, senza inibizione alcuna. Il tema di fondo sembra lo stesso di C’è chi dice no, eppure la pellicola di Bruno ha qualcosa in più, anche se la partenza non è certo esaltante, tanto da far pensare all’ennesimo prodotto dozzinale destinato al pubblico meno esigente. Eppure, col passare dei minuti, con il cambiamento dei personaggi, anche il film cresce, arrivando addirittura a toccare qualche tasto che ancora sembrava tabù, come il terremoto di L’Aquila. Cantava Frankie Hi NRG: «Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo, il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile, la posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro, nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili», una canzone che accompagna una sequenza del film in cui viene perfettamente resa l’idea dello stato (o Stato, i termini sono intercambiabili) in cui viviamo al giorno d’oggi. Ha i suoi meriti Bruno, che prova ad affrontare la crisi – generale, non solo economica – in maniera costruttiva, ma senza dubbio anche il cast a disposizione è di primissimo livello, dove tutti gli attori sono di primo livello, con Placido che spicca con un’interpretazione divertente, meravigliosa. Va messo immediatamente in chiaro: nessuno si azzardi a parlare di film neorealistico. Eppure la critica sociale c’è, aspra, limpida, a tratti sin troppo evidente e spiegata al pubblico, ma in un periodo come quello che stiamo vivendo ora, ben venga.

 

 

Voto: 2/4

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