X-MEN: APOCALISSE di Bryan Singer (2016)

 

Risvegliatosi dopo secoli di sonno profondo, Apocalisse (Oscar Isaac), primo esponente della razza mutante reso invincibile dall’acquisizione di poteri grazie alla trasmigrazione corporea, conosce un mondo alla deriva. Deciso a purificare la razza umana e a eliminare leader deboli e corrotti, istruisce quattro discepoli (i “Cavalieri dell’Apocalisse” di biblica memoria): Psylocke (Olivia Munn), Angelo (Ben Hardy), Tempesta (Alexandra Shipp) e Magneto (Michael Fassbender), traumatizzato dalla morte di moglie e figlioletta. Gli X-Men del Professor Xavier (James McAvoy), tra cui Mystica (Jennifer Lawrence), Bestia (Nicholas Hoult) e Jean Grey (Sophie Turner), cercheranno di fermarli con ogni mezzo.

«Dimenticate quello che credete di sapere. Non siete più studenti, ormai: siete X-Men». La saga sui celeberrimi eroi Marvel giunge al nono capitolo (tra prequel, sequel, reboot e approfondimenti sulla figura cardine di Wolverine o su quella più debole di Deadpool); come nel caso di X-Men: Giorni di un futuro passato, l’onore (o onere) della regia è affidato a Bryan Singer che, con i due primi film (2000 e 2003), aveva accontentato i palati sia degli appassionati che dei profani. Ma gli eventi si accumulano, i collassi temporali delle operazioni precedenti pesano, la narrazione si fa sempre più fumosa; e Singer, per evitare ulteriori impasse, decide di semplificare all’osso, tratteggiando una narrazione lineare ai limiti dello schematismo.

Battaglie forsennate, scontri tra buoni e cattivi, caratterizzazioni al grado zero (nonostante le alte potenzialità in personaggi come Magneto, qui alle prese con le conseguenze di un tragico lutto familiare, o Jean Grey, scissa dalla portata letale dei suoi poteri telecinetici) e un villain che delude: la presenza scenica di Oscar Isaac non si rivela all’altezza delle aspettative, ripegandosi in cliché usurati (la simbologia divina, concentrata sullo stesso Apocalisse, con tutto il suo carico metaforico di reazioni e relazioni umane: adorazione, mancata integrazione, terrore, persecuzione) e dialoghi simili a sentenze pretenziose.

Gli effetti speciali, in ogni caso, sono (al solito) di notevole impatto: basti pensare alla sequenza velocizzata in cui Quicksilver, replicando una scena di Giorni di un futuro passato, si impegna in un parossistico salvataggio sulle note di Sweet Dreams (Are Made Of This). E alcuni momenti (l’iniziazione di Magneto a Cavaliere dell’Apocalisse, l’incontro tra Jean Grey e Wolverine/Hugh Jackman, protagonista di un cameo) non possono certo lasciare indifferenti. Ai fan duri e puri basterà.

«Mai più falsi dei».

Voto:2/4