X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO di Bryan Singer (2014)

x-men giorni di un futuro passato locandinaDopo tre film, due spin-off e un prequel la saga degli X-Men ha bisogno di un altro capitolo da aggiungere alla propria epopea? A quanto pare sì se a scomodarsi è Bryan Singer, autore dei primi due buonissimi episodi della serie cinematografica dedicata ai mutanti Marvel.

Singer adatta il fumetto Giorni di un futuro passato di Chris Claremont e John Byrne, unendo le linee narrative di X-Men – Conflitto finale e X-Men – L’inizio in una sorta di doppio sequel al prezzo di un unico film. Ecco così che tornano tutti i personaggi principali della saga come Wolverine (Hugh Jackman), Tempesta (Halle Berry), Kitty Pride (Ellen Page), Mystica (Jennifer Lawrence), Bestia (Nicholas Hoult) e, soprattutto, il professor Charles Xavier e Magneto, presentati in duplice veste: da anziani (rispettivamente Patrick Stewart e Ian McKellen) e da giovani (James MacAvoy e Michael Fassbender).

Destreggiandosi tra un futuro post-apocalittico e un passato collocato nel 1973, alla vigilia degli accordi di pace di Parigi, Singer racconta la lotta per la sopravvivenza intrapresa dai mutanti che ha riunito i nemici di un tempo, Xavier e Magneto, contro le Sentinelle, droni progettati con lo scopo di sterminare la razza aliena. L’unica speranza per gli X-Men è rappresentata da Wolverine, mandato indietro nel tempo per rintracciare il giovane Xavier e impedire che il professor Trask (Peter Dinklage) sia ucciso da Mystica, dando così l’avvio alla guerra per l’eliminazione dei mutanti. Aiutato dagli X-Men del passato, l’eroe dagli artigli di adamantio dovrà lottare per salvare il futuro.

Un puzzle confezionato per appassionati di Wolverine e soci in cui le strizzatine d’occhio, le citazioni interne e rimandi extratestuali si sprecano: ma al settimo film la saga di X-Men sembra aver esaurito ciò che aveva da dire.

I sottotesti sono evidenti e reiterati con una certa insistenza, figlia probabilmente della volontà di mostrare una maturità e uno spessore di autorialità diversi dalla media dei blockbuster contemporanei. Ciononostante le potenzialità tematiche del film (la diversità come risorsa e non come limitazione; i parallelismi tra antisemitismo e persecuzione verso i mutanti; l’integralismo cieco da parte di umani e non che porta a violente conseguenze) sono già state sviscerate meglio e in maniera più compiuta altrove: in X-Men – Giorni di un futuro passato tutto sa di già visto e già sentito.

Non bastano nemmeno un paio di scene d’azione riuscite e un cast decisamente eterogeneo e in palla (Hugh Jackman su tutti) a rivitalizzare un film che ha ben poche ragioni d’essere a parte soddisfare gli adepti (ritornano praticamente tutti i protagonisti e i comprimari dei precedenti sei film) e lucrare su una serie ormai satura (altrimenti in che altro modo si potrebbe giustificare uno dei 3D più inutili degli ultimi anni?).

Non è certo un brutto film X-Men – Giorni di un futuro passato, ma al di là della buona confezione c’è poco o nulla, la narrazione si trascina stancamente, l’interesse scema rapidamente, il ritmo latita e a prendere il sopravvento con prepotenza è la noia.

Fine della corsa quindi per gli eroi mutanti? No, perché la 20th Century Fox ha già messo in cantiere un altro sequel, X-Men: Apocalypse, previsto per il 2016 diretto ancora una volta da Bryan Singer.

Voto: 2/4

Marco Valerio