Yannick – La rivincita dello spettatore di Quentin Dupieux, la recensione

di Valeria Morini

Il cinema di Quentin Dupieux è un oggetto bizzarro, tra il nonsense e il surreale. Dai copertoni assassini alle mosche giganti, l’eccentrico e prolifico regista francese mette in scena ancora una volta il suo umorismo nero in Yannick, piccolo film di soli 67 minuti, con budget risicato e girato in appena sei giorni di riprese. L’intero film è ambientato in un teatro dove va in scena lo spettacolo “Le cocu” (ovvero, “Il cornuto”). Almeno fino a quando uno spettatore, Yannick, non interrompe gli attori per protestare contro la scarsa qualità dell’opera e finisce addirittura per prende in ostaggio l’intera sala con il pubblico dentro, dando così il via a una serata a dir poco pazzesca.

Yannick è un thriller in unità di luogo che si stempera nella commedia dell’assurdo, un film da camera tutto giocato sui dialoghi e sulla comicità stralunata dell’ottimo Raphaël Quenard, nei panni di un antieroe naif. Chi è Yannick? Un folle armato che potrebbe compiere un atto estremo o un outsider più intelligente della media che ci svela quanto siamo assuefatti alla banalità tanto da non riuscire nemmeno più a riconoscere cosa è di qualità e cosa no? Un possibile scrittore o un uomo mediocre come quelli che critica? E il film è un semplice divertissement o uno sberleffo al teatro popolare?

Di sicuro Yannick è un film leggero e spesso esilarante, un modo assolutamente piacevole e non banale per passare un’ora e poco più, in compagnia di una sceneggiatura brillante, dolceamara e spassosa.

Il film è stato presentato al Locarno Film Festival 2023 e quindi al Torino Film Festival 2023.

Voto: 2,5/4