ZOOLANDER 2 di Ben Stiller (2016)

 

Quindici anni dal primo film non sono pochi. Anzi. E in effetti Zoolander 2 accusa in pieno il colpo, rivelandosi pallido riflesso del precursore, con l’aggravante di tre lustri in più a pesare sulle spalle. Ad ogni modo il pubblico pare non essersi scordato di Derek Zoolander, rispondendo con entusiasmo ad un’eccezionale campagna di marketing virale che si è insinuata con un vero e proprio coup de théâtre durante una sfilata parigina di Valentino quasi un anno fa (con Ben Stiller e Owen Wilson a sorpresa in passerella), proseguendo con un crescendo di spot pubblicitari (fake e non), trailer e flash mob in giro per le capitali della moda.

Purtroppo a un battage pubblicitario ben congegnato non corrisponde un risultato altrettanto valido: il ritmo serrato martella per tutti i 100 minuti e a dire il vero non si corre il pericolo di incappare in uno sbadiglio. Manca però qualcosa e si ha come il sentore di assistere a un’opera che, senza più colpi a disposizione, si adagi accidiosamente sui “fasti” dei bei tempi andati. E, guarda caso, il personaggio migliore è proprio una delle due new entry del film: Kristen Wiig regala una prova di gran spessore, capace di regalare gli spunti migliori, senza dimenticare, ovviamente, l’iconico Mugatu di Will Ferrell. Il problema è che si sorride spesso ma non si ride mai, con la curiosità dello spettatore stimolata principalmente dall’infinita sequela di cameo che, in fin dei conti, costituiscono la vera spina dorsale del film. Prevale la curiosità di scoprire quale volto noto ci sarà dietro l’angolo (alcuni davvero azzeccati), mentre Stiller e Wilson deambulano sulla scena indugiando con gli stilemi del passato, in una sensazione sempre più allarmante di trovarsi in un unico, enorme déjà-vu.

VOTO 1,5/4