ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO di Matteo Oleotto (2013)

zoran il mio nipote scemo locandinaEl vin xè la salute,

l’acqua xè il funeral.

Chi lassa il vin terran

xè propri un fiol de un can”

 

Non è presente in concorso ma viene dalla Settimana della Critica il vero fenomeno italiano di Venezia 70, almeno a giudicare dal suo incredibile seguito di pubblico: parliamo di Zoran, il mio nipote scemo, coproduzione italo-slovena diretta dall’esordiente Matteo Oleotto e interpretata da un gigantesco (in tutti i sensi) Giuseppe Battiston.

 

La foltissima delegazione sbarcata al Lido (attori, cast tecnico, produttori) è stata letteralmente travolta da ovazioni e scrosci di applausi nel corso della proiezione in sala. Non solo: a pochi passi dai luoghi della Mostra è stata creata Casa Zoran, divenuta ormai imprescindibile punto d’incontro per i festivalieri, nella quale è possibile degustare il “vino di Zoran” oltre a diversi prodotti gastronomici tipici del Friuli, location principale del film.

La storia è quella di Paolo (Battiston), inguaribile canaglia che dimora in un paesino sul confine con la Slovenia: burbero, cinico, bevitore indefesso ma, in fondo, semplicemente malato d’amore. Quando muore un’anziana zia slava, tocca a lui occuparsi del nipote Zoran (il giovanissimo Rok Prasnikar), adolescente occhialuto apparentemente disadattato, che parla un italiano forbito e dimostra un insospettabile talento nel gioco delle freccette. Tra battute irresistibili e tocchi di sana cattiveria, si dipana la classica parabola di redenzione – ad alto tasso alcoolico – di un perdente che riscopre se stesso grazie al bizzarro surrogato di un rapporto padre-figlio.

Stilisticamente parlando, siamo a metà tra il pur inarrivabile Non pensarci (riferimento d’obbligo considerato lo status di culto che circonda il film ancora prima dell’uscita in sala) e ai ben inferiori Benvenuti al sud e Benvenuti al nord, con cui ha in comune la tendenza, sempre più diffusa nel cinema italiano, di legare una produzione cinematografica alla promozione del territorio, grazie al sostegno delle Film Commission e degli enti locali (tuttavia, scegliendo intelligentemente di non sbattere in faccia allo spettatore troppi marchi e prodotti).

Una commedia leggera, ben scritta, non originalissima e non sempre omogenea, ma certamente intelligente e ottimamente recitata. Da gustarsi possibilmente in compagnia di un buon bicchiere di vino.

Voto: 2,5/4

 

 

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