FEFF 2026, la recensione di Blades of The Guardians: Wind Rises in the Desert di Yuen Woo-ping
“Come posso far sbocciare i fiori, se non riesco a salvare neanche una vita?”
Yuen Woo-ping, oltre la sua storia hollywoodiana e oltre le arti marziali, è un uomo di cinema e lo dimostra con Blades of The Guardians: Wind Rises in the Desert, che unisce il cinema di Hong Kong al western, tratto da una serie cinese a fumetti, Biao Ren. Il film di Yuen Woo-ping ha un immaginario, dei personaggi e una grana dell’immagine degni degli spaghetti western; numerosi i riferimenti a Sergio Leone, tra cui inquadrature e vere e proprie scene riprese dai suoi film, come la famosa scena in cui Armonica di C’era una volta il West tiene le gambe del fratello perché non muoia impiccato.
Blades of The Guardians: Wind Rises mantiene però il suo cuore wuxia e di combattimenti di kung fu, attraverso grandi scene corali e l’epica. Yuen Woo-ping investe sulla presenza di due attori che hanno fatto grande questo genere: Jet Li, più cameo che un ruolo reale, e Tony Leung Ka-fai, come una sorta di passaggio di consegne con le nuove star, di cui si parla anche nei titoli finali del film.
Numerosi i riferimenti al fantasy moderno, da Il Trono di Spade a Il Signore degli Anelli; come il film di Tsui Hark, Legends of the Condor Heroes: The Gallants, sempre presentato al Far East Film Festival, i nuovi film wuxia pescano da quell’estetica e dalla narrazione dei prodotti occidentali, che piacciono anche in Oriente.
La storia di un tagliatore di teste, Dao Ma, che gira per la Cina con un bambino e sembra essere interessato solo al piccolo e ai soldi, si intreccia con quella di un rivoluzionario, ricercato dall’imperatore, che deve arrivare in un luogo per dare via alla rivoluzione. Nonostante il mercenario non sia interessato ad affari politici, verrà convinto dal suo amico di vecchia data, Lao Mo, interpretato da Tony Leung Ka-fai, e da sua figlia a scortare e difendere il rivoluzionario.
A differenza dell’ultimo film di Tsui Hark, Yuen Woo-ping sceglie una narrazione più legata al potere politico, allo sfruttamento del popolo e alle ingiustizie, mettendo al centro la difesa di un uomo giusto che può portare a un cambiamento per la gente del popolo, piuttosto che parlare di incantesimi e di dei. Risulta un film la cui materia western si incolla alla realtà, con più sangue e passione del genere di combattimenti di Hong Kong. Tuttavia l’estetica rimane centrale: ci sono grandi combattimenti e creazione di mondi differenti, in fondo il cinema di Yuen Woo-ping è fatto soprattutto di questo, più che di trame e dialoghi. Il deserto è utilizzato come incredibile location per duelli mozzafiato. I duelli si nutrono soprattutto delle ambientazioni e di un montaggio serrato; l’idea è che il cast non giovanissimo non sia proprio funzionale a questo tipo di azione.
Gli intrighi politici sono asciugati fino all’osso, ma una sequela di trame secondarie e personaggi arricchisce il film; non tutte però sono così delineate e in linea con l’opera, come quella della ricercata sexy di cui non sappiamo niente e che non sembra dare più valore al film, a parte arricchire il parterre femminile, con un’altra protagonista sexy.
La forza di Blades of The Guardians: Wind Rises sta proprio nel mischiare generi, ambientazioni, toni, nei riferimenti tra Oriente e Occidente. Anche se non sempre la narrazione è a fuoco e i duelli non sono così epici, rimane un film godibile, divertente e cinefilo.
Voto: ★★½/☆☆☆☆
