The Dead of Winter di Brian Kirk, la recensione del thriller con Emma Thompson

di Valeria Morini

Un thriller ambientato nel freddissimo inverno del Minnesota, con una Emma Thompson anziana vedova costretta ad affrontare dei rapitori, tra neve e ghiaccio. Questa estrema sintesi farebbe pensare a un rifacimento di Fargo, ma la trama di The Dead of Winter, al di là dell’ambientazione, si discosta molto dal celebre film dei Coen.

A differenza di Frances McDormand, la Thompson non è una poliziotta, ma una tranquilla signora che ha appena perso il marito e, nel ricordo del loro primo appuntamento, parte sola per un viaggio su un lago ghiacciato (solo più avanti scopriremo il vero intento di questo gesto commemorativo). Malauguratamente, si imbatte in uno chalet in cui, come non tarda a scoprire, si trova prigioniera una ragazza. Troppo lontana da ogni segno di civiltà per chiedere soccorsi, decide di aiutarla da sola, mettendosi contro l’agguerritissima rapitrice (Judy Greer).

Un film quasi tutto al femminile quello di Brian Kirk, dove i pochi uomini sono inconcludenti se non ridicoli. La partita perciò si gioca tutta tra le tre donne protagoniste: l’eroina che non ti aspetti, la villain le cui azioni crudeli sono dettate da una disperata voglia di sopravvivenza, la vittima (e c’è anche la protagonista da giovane, interpretata da Gaia Wise che è la figlia di Emma Thompson).

Una storia di donne che soffrono, dunque, trasformata in un film ad alta tensione dove giocano un ruolo fondamentale gli spazi innevati e in particolare il bianco abbacinante del lago ghiacciato.

Non c’erano dubbi sul fatto che Emma Thompson possa fare qualsiasi cosa, anche lasciare a casa l’accento britannico per calarsi nei panni di una donna dei boschi del Midwest americano, dopo essersi preparata al freddo trascorrendo un intero mese in Finlandia (dove il film è stato girato, complice il cambiamento climatico in Minnesota e la straordinaria somiglianza di quei paesaggi con quelli del Paese scandinavo).

Al di là dell’interpretazione in linea con le grandi capacità dell’attrice, la sua audace eroina, coraggiosa e indomita, è però una sorta di mix tra MacGyver e Rambo, e quello che potrebbe essere un thriller insolito diventa una serie di sequenze che richiedono davvero una forte sospensione dell’incredulità. The Dead of Winter si rivela pertanto più banale, assurdo e derivativo di quanto non si ponesse nelle sue premesse. E i personaggi finiscono per essere prigionieri di loro stessi e dei propri stereotipi, con un ulteriore appesantimento causato dai vari flashback e dall’elemento dell’elaborazione del lutto, aspetti raccontati purtroppo in modo abbastanza melenso.

Presentato in Piazza Grande al Locarno Film Festival.

Voto: ★★/☆☆☆☆