Armony di Dario Albertini, la recensione
di Valeria Morini
Armony (Valerio Mastandrea) è un ex camionista taciturno e dal cuore d’oro. Nella sua vita solitaria irrompe all’improvviso la sorella che non vede da anni (Asia Argento), che però poco dopo sparisce senza lasciare traccia, obbligandolo a prendersi cura della nipotina Carlotta (Aurora Cherchi).
Il romano Dario Albertini, già documentarista e al suo terzo film di finzione, concretizza un progetto cinematografico cui ha lavorato per anni, presentato in anteprima in Piazza Grande al Festival di Locarno 2026. Con Armony ci porta in una Campania estremamente periferica e marginale, lontana dai paesaggi da cartolina e in un racconto di grande umanità che mette al centro una famiglia non convenzionale.
Il nucleo allargato che Armony si costruisce, un po’ per caso e un po’ per scelta, è quello che, oltre alla nipote conosciuta improvvisamente, forma con l’amica anziana e transgender Pamela (interpretata da Pamela Schettino, attrice di Amore tossico venuta a mancare poco dopo le riprese di questo film) e una sfortunata ragazza incinta (Clara Tramontano, già vista ne Le bambine). Un gruppo scalcinato, squassato dai colpi di una vita dura ma che riesce miracolosamente a funzionare e a volersi bene.
Albertini ci regala un film a basso budget, piccolo e semplice ma profondamente umanista, crudo e malinconico eppure in qualche modo intriso di ottimismo, che tocca il cuore e raccoglie un cast ben diretto attorno a uno straordinario Valerio Mastandrea. Uno degli attori più richiesti e ricorrenti del panorama cinematografico italiano, l’interprete romano si rimette in gioco ancora una volta tornando a un cinema più indie e spoglio dove incarna uno dei personaggi più teneri della sua carriera. Da segnalare anche la breve ma efficace apparizione della Argento e un piccolo cameo di Ornella Muti.
Voto: ★★½/☆☆☆☆
