Paper Tiger di James Gray, la recensione
di Valeria Morini
Dopo un percorso cinematografico che l’ha portato a spaziare tra generi e confini, dall’avventura con Civiltà perduta ai viaggi interstellari di Ad Astra passando per il dramma in costume di C’era una volta a New York, James Gray ha sentito evidentemente un forte richiamo delle proprie origini. Se già con l’autobiografico Armageddon Time era rientrato nel suo Queens, Paper Tiger segna il ritorno agli stilemi del noir con venature da gangster movie, quello di Little Odessa, The Yards e I padroni della notte. Il film ha concorso al Festival di Cannes 2026 e successivamente è stato proiettato a Locarno dove Gray ha ricevuto il Pardo d’Oro alla carriera.
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