Far East Festival 26: la Grande Onda

di Giulia Pugliese

Partendo dalle parole degli organizzatori: «Numeri solidi, entusiasmo diffuso e una sensazione condivisa: il festival ha raggiunto un equilibrio maturo tra qualità cinematografica, partecipazione popolare e impatto sul territorio». Si può assolutamente dire che, dopo l’edizione fallimentare dell’anno scorso, il Far East Film Festival si sia ripreso appieno, dimostrando che anche un festival già consolidato deve porsi delle domande e variare.

Le soluzioni per il Far East Film Festival sono state puntare su cinematografie in crescita: Indonesia, Malesia, Filippine, Thailandia e Vietnam; ospiti internazionali di grande prestigio come Kōji Yakusho, Fan Bingbing, Yuen Woo-ping e la comparsata di Wim Wenders; non solo cinema di finzione, ma anche documentari e animazione, per ravvivare l’offerta e dare un quadro più ampio della cinematografia asiatica, rimanendo saldi su quello che in 26 edizioni ha sempre funzionato: l’entusiasmo e il coinvolgimento del pubblico.

Il cinema di Hong Kong e Singapore è già in crisi ed è una crisi che non sembra fermarsi; Giappone e Corea del Sud producono ancora tanto, non sempre tutto ha la qualità richiesta; soprattutto sono produzioni che hanno perso la loro aura di mistero e sembrano un po’ appiattite su se stesse; il cinema cinese del Far East Film Festival è molto legato a logiche commerciali e populistiche. Per stupire un pubblico attento all’industria asiatica è necessario proporre nuove cinematografie: il buon thriller indonesiano Dopamine; la Malesia mette in campo due drammi solidi, ben costruiti, con personaggi di spessore come The Fox King e Mother Bhumi; le Filippine propongono in concorso un film d’autore dallo sguardo sorrentiniano, Filipiñana, che ci parla di disuguaglianze sociali; la cinematografia thailandese punta sulla varietà con un horror, un revenge movie e una storia divisa in tre atti su un cane randagio; il Vietnam presenta un incredibile film ambizioso sulla guerra con gli Stati Uniti girato nei veri tunnel dei vietcong, The Tunnels: Sun in the Dark, e altri tre film. Alcune di queste filmografie fino a qualche anno fa non erano proprio presenti: ora il Far East, con il suo staff di selezionatori e la possibilità di essere presente in vari festival dell’Asia, ha portato questi piccoli gioielli inediti a Udine, aumentando la ricezione territoriale del festival; questo ha aumentato i punti di vista e l’offerta proposta al pubblico.

L’anno scorso c’erano dei grandi ospiti, Tsui Hark, Tony Leung Ka-Fai e Silvia Chang; tuttavia quest’anno la presenza di Kōji Yakusho sembra aver incontrato l’affetto e l’interesse del pubblico, anche al di là dell’accompagnamento di Wim Wenders. L’incontro con il pubblico, sia nella sera della premiazione che durante i talk, è stato partecipato sia a livello di numeri che di coinvolgimento; la presenza della bellissima e brava diva cinese Fan Bingbing ha permesso al pubblico di Udine di conoscerla anche per le sue doti d’attrice, grazie alla sua interpretazione matura in Mother Bhumi; poi la conclusione con un pezzo di storia del cinema, Yuen Woo-ping, regista, coreografo e maestro di arti marziali che ha presentato il suo ultimo film Blades of Guardians: Wind Rises, ha riportato in auge il cinema di genere, in un’industria che ne sembra sempre meno legata.

Il Far East ha anche deciso di ampliare non solo a livello geografico, ma anche come generi: se rimane una predominanza di opere di finzione, il festival quest’anno ha presentato tre film d’animazione: il dramma giapponese The Last Blossom; il cartoon di Hong Kong A Mighty Adventure, che coniuga 3D e live action parlando di natura e di come spesso l’uomo sia noncurante di questa; sempre proveniente da Hong Kong, Another World è un 2D fantasy che parla di intrecci tra demoni e umani. Il Far East si è anche aperto al documentario sociale presentandoThe Seoul Guardians, sul tentativo sventato di un colpo di Stato in Corea del Sud grazie alla popolazione che è scesa in massa in piazza. Il Far East Film Festival mai come quest’anno ha variato i suoi prodotti, puntando su diversi tipi di narrazioni.

Cambiare per non morire sembra essere il motto del Far East Film Festival: chissà che novità ci saranno nella prossima edizione.