Succederà questa notte di Nanni Moretti, la recensione

di Giulia Pugliese

“Sono così felice che lo vorrei dire a tutti… buongiorno, buongiorno”

Il melodramma è un genere complicato, legato ai turbamenti dell’amore, ma anche all’impossibilità di compierlo. Succederà questa notte rivitalizza un genere in parte dimenticato e in parte spesso reinventato da importanti autori come War Kong Wai, Pedro Almodovar e Todd Haynes. Nanni Moretti si stacca da questi grandi nomi, gioca unendo i generi e togliendo l’eccesso di dramma, per raccontare una storia semplice, ma ricca di sentimenti, che giova della bravura dei suoi interpreti, Louis Garrel e Jasmine Trinca. Non solo particolarmente centrati nelle loro interpretazioni, ma anche capaci di creare una grande complicità tra di loro, fondamentale per una rom-com autoriale come questa.

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Woman Unknown di May el-Toukhy, la recensione del film Leone d’oro a Venezia

di Giulia Pugliese

“Tutti facevano tutto per sopravvivere, persino tu hai venduto i tuoi prodotti ai tedeschi”


Woman Unknown è un film rigoroso, in pieno controllo di se stesso, dettagliato, accurato e che si muove in un contesto storico, senza però perdere la storia dei personaggi. Il film ci mostra la quotidianità di Marie, tata della figlia di un ricco industriale, che sta per sposare il suo datore di lavoro. Finalmente sta per intraprendere quell’agognato passo sociale che le permetterà di diventare una signora della borghesia.

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15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn, la recensione

di Valeria Morini

In caso ci fossimo dimenticati quanto il cinema francese sia in uno stato di ottima forma, ce lo viene a ricordare Cédric Kahn, che in 15/18 porta il teen drama alle vette d’autore ambientando un racconto corale adolescenziale in una ospedale psichiatrico. Il titolo indica infatti i reparti di neuropsichiatria destinati esclusivamente ai ragazzi dai 15 ai 18 anni, dove le difficoltà legate alla crescita e ai disagi tipici di quell’età sono ulteriormente complicate dalla presenza di diagnosi come schizofrenia, disturbi alimentari o depressione.

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Mostra di Venezia 2026, i premi: Leone d’oro a Woman Unknown di May el-Toukhy

Si chiude il sipario sull’83esima Mostra d’arte cinematografica della Biennale di Venezia. A trionfare con il Leone d’Oro è Woman Unknown di May el-Toukhy, unico film diretto da una regista dell’edizione. Un palmarès decisamente internazionale che unisce tutti i continenti, quello assegnato nel corso della cerimonia di chiusura condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas. L’Italia resta però a bocca asciutta (almeno per quel che riguarda il Concorso). Di seguito, tutti i vincitori

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Furies di Rami Kodeih, la recensione

di Valeria Morini

Prima che i bombardamenti israeliani lo mettessero definitivamente in ginocchio e dopo le numerose guerre che ne hanno segnato drammaticamente la storia, il Libano ha conosciuto anche una crisi economica senza precedenti, con i conti bancari bloccati e cittadini impossibilitati a prelevare i propri risparmi. In questo drammatico scenario si muove Furies, crime movie dalle venature di black comedy, che il regista Rami Kodeih ha pensato a partire dalla sua stessa esperienza personale alle prese con il collasso e il blocco dei conti.

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The Basics of Philosophy di Paul Schrader, la recensione

di Valeria Morini

Le tematiche alla base dei film di Schrader sono una delle certezze della cinematografia americana: il senso di colpa, il bisogno di redenzione – o addirittura di assoluzione – di un uomo solo. Ce lo dice l’infinita carrellata di personaggi maschili della sua filmografia, da Travis Bickle a Julian Kay fino ai protagonisti della splendida trilogia formata da First Reformed, The Card Counter e The Master Gardener.

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Oasis: Don’t Look Back in Anger, la recensione del doc sulla reunion dei fratelli Gallagher

di Valeria Morini

Basta una canzone a segnarti la vita, a entrarti dentro perché in qualche modo ti racconta nel profondo? I fan degli Oasis non avrebbero dubbi a rispondere di sì: lo dice chiaramente ogni frame del documentario Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace che più che un semplice doc musicale ha il sapore di un film-evento. La stessa presentazione all’83esima Mostra di Venezia, con i fratelli Liam e Noel Gallagher iconici protagonisti sul red carpet, è andata oltre i confini dell’anteprima festivaliera per scivolare nella baraonda di un grande rito collettivo e identitario, di una festa catartica e bellissima.

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Primetime di Lance Oppenheim, la recensione

di Giulia Pugliese

“Bigger than Lost”


Primetime descrive i suoi intenti già dai suoi primi minuti, al centro infatti non c’è il conduttore del format To Catch a Predator, Chris Hansen, ma il vero protagonista del film è il programma televisivo stesso, che viene vivisezionato nelle sue parti dal punto di vista del conduttore, della produttrice esecutiva, degli attori e dell’accusato. Il film lavora soprattutto sull’immagine, riproducendo la granatura dei programmi televisivi dei tempi, le varie inquadrature e la messa in scena televisiva. To Catch a Predator è un prodotto televisivo della NBC che è stato fortemente contestato ed è uno degli esempi più chiari per capire quanto il mezzo televisivo, e forse anche il cinema, non possano più vivere di finzione. Lo spettatore vuole di più, ricerca il vero, l’umiliazione, vuole sentirsi migliore, giudicare gli altri ed ergersi a giudice. Proprio per questo il programma funziona: cosa può esistere di meglio che la cattura dei pedofili in prima serata?

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La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, la recensione

di Giulia Pugliese

«Le rivoluzioni sono contagiose, vincendo qui e con ciò che avremmo ottenuto, si poteva cambiare il mondo. Non importa, la nostra ora verrà.» Terra e Libertà


Ritrovare Alina Marazzi alla Mostra del Cinema di Venezia è un piacere, dopo lo straordinario documentario famigliare Un’ora sola ti vorrei, la regista ritorna con un film di finzione, che ha però diversi aspetti documentari e utilizza il materiale d’archivio, quasi imprescindibile dal suo cinema.

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The Echo Chamber, la recensione del film di Andrea Pallaoro

di Francesco Pozzo

Certi film, dai festival di cinema, non dovrebbero mai passarci. Quanto deludente può essere, dunque, un’edizione in cui un film del genere entra addirittura nella selezione ufficiale del concorso?

Sembra quasi uno scherzo.

Questo The Echo Chamber è furbescamente (direi cinicamente) tratto da una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci rimasta inedita (e incompleta) dopo la sua morte. Si vede: due persone, una stanza, il mondo fuori; il dolore, la dipendenza, l’angoscia, lo spettro aleggiante della morte. Ma nella realtà dei fatti, il solo accostare il nome di un tale genio, maestro, poeta (e profeta: basti rivedere oggi Il conformista per levarsi ogni dubbio) di quest’arte a un simile misfire rasenta la blasfemia.

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Ink, la recensione del film di Danny Boyle

Di Francesco Pozzo

Chi ben comincia è a metà dell’opera, motivo per cui, se così è, Venezia 83 sarà una catastrofe.

Ink, film d’apertura di un concorso che per tante ragioni si prospetta già sulla carta (molto) fiacco, non ultimo per il rifiuto ormai secco e sonoro degli studios di portare i film al Lido temendo fragorose débâcle (Joker: Folie à Deux: anyone?), è, come previsto, la solita bazzecola effettistica cui Danny Boyle ci ha da lustri abituati (non è mai stato un asso: e il suo unico titolo rilevante – ed emozionante -, il solo in cui il piegamento della tecnologia è funzionale al cinema e quindi all’investigazione dell’umano, resta tutt’oggi Steve Jobs).

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Mostra di Venezia 2026, il programma: 5 italiani in concorso, torna Nanni Moretti

Alberto Barbera ha annunciato i titoli della 83esima Mostra di Venezia, al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. Ben cinque sono i titoli italiani che concorrono al Leone d’oro (tra cui spicca il ritorno dopo oltre 30 anni di Nanni Moretti), ma il Concorso comprende anche autori come Werner Herzog, Shinya Tsukamoto, Stéphane Brizé, Hirokazu Koreeda. Si apre con Ink di Danny Boyle (sulla storia del Sun e di Murdoch), si chiude con Dio ride di Giovanni Veronesi. I Leoni alla carriera saranno assegnati a George Clooney ed Ellen Burstyn.

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